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Energia del futuro
Sarà l’energia eolica a produrre il 15% dell’intero fabbisogno energetico mondiale, rappresentando entro 12 anni, una delle più importanti fonti di energia rinnovabile.






L’energia del vento è ormai avviata a costituire una quota assai significativa dell’energia elettrica prodotta in Europa.
L’accelerazione che la dinamica di sviluppo della fonte eolica ha subito negli ultimi anni è chiaramente percepibile nella continua revisione al rialzo delle stime della potenza eolica installata, fatte dalla Commissione Europea. Per esempio in uno studio del ’99 (EU Energy Outlook for 2020), si stimava che al 2010 sarebbero stati installati in Europa, 22.600 MW (megawatt) eolici, ma questo traguardo era in realtà già stato superato nel 2002.

Secondo alcune stime, al 2020 gli impianti eolici potrebbero fornire, in Europa, il 15-20% della produzione annua di energia elettrica. In Italia, anche a causa di un regime di venti meno favorevole di quello del Nord Europa, il mercato eolico si è mosso con un certo ritardo, migliorando solo negli ultimi anni.

L’Italia è comunque al quarto posto in Europa, come potenza eolica installata, dopo Germania, Spagna, e Danimarca; le installazioni, al ritmo di più del 30% all’anno, e la percentuale di energia prodotta, che finora è stata modesta, dovrebbe crescere entro il 2010 a circa il 5% della
produzione elettrica nazionale.

Il vento, che è stato per secoli una fonte energetica fondamentale
per l’uomo, è dunque ormai ritornato ad essere una delle più concrete risorse a disposizione dell’umanità per soddisfare i propri bisogni energetici con una fonte energetica abbondante, pulita e rinnovabile, in grado di attenuare in modo significativo la dipendenza dai combustibili fossili.

Purtroppo nel nostro paese, non molto diversamente da quanto succede per l’insediamento di impianti convenzionali di produzione di energia, anche gli impianti eolici sono difficilmente accettati dalle amministrazioni periferiche che ne devono autorizzare l’installazione.

Non sono infatti mancate le opposizioni di forti movimenti locali, spesso colorati di “verde” o di “l’Italia-non-si-tocca”, e che sono in genere espressione degli interessi turistici/paesaggistici, i quali non
potendo in questo caso agitare il pericolo dell’inquinamento, hanno basato la loro contrarietà sul fatto che i grandi generatori eolici di potenza unitaria di qualche megawatt, che sono la taglia attualmente più usuale, con le loro grandi dimensioni (altezza 80-90 metri) possono effettivamente avere un impatto visivo significativo.

Ma gli elementi positivi non mancano, come l’accordo che l’Enel ha raggiunto lo scorso autunno col comune sardo di Portoscuso (nel distretto del Sulcis, a sud ovest dell’isola, dove già esiste un suo importante impianto termoelettrico) per la costruzione di un complesso di 39 aerogeneratori di grossa taglia, (2,3 MW ciascuno, prodotti da Siemens) per una potenza complessiva di quasi 90 MW.





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